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percorsi storici

La strada Regia Bolognese, ora salendo, ora scendendo, attraversa la porzione occidentale del Mugello da ostro a settentrione, a partire dalla catena meridionale de’poggi fra l’Uccellatojo e Pratolino, e di là attraversando la profonda vallecola della Carza essa oltrepassata la seconda posta di Cafaggiuolo per poi salire i colli delle Maschere e di Monte Carelli fino al Monte di Fò sul varco della Futa.

E. Repetti, Dizionario geografico fisico storico della Toscana, Ed. Allegrini e Mazzoni Firenze, 1972 (1833 ed. originale).

STRADE DI IERI E DI OGGI
Adattamento della relazione del piano strutturale di Scarperia

Per la sua collocazione, il Mugello è una tappa importante degli itinerari che, nel corso della storia, sono stati aperti per collegare Firenze con Bologna e la Romagna, sfruttando i passi appenninici della Futa (m 903), dell’Osteria Bruciata (m 917) del Giogo di Scarperia (m 882) e, più ad est, della Colla di Casaglia (m 913).

Le più antiche memorie si riferiscono al passo dell’Osteria Bruciata (nominato già nel 200 a.C.). Per molti secoli, la via principale proveniva dal passo e giungeva a Sant’Agata, da dove proseguiva verso San Piero a Sieve e di qui, seguendo a ritroso il torrente Carza, portava a Vaglia e Pratolino e, infine, a Firenze. La strada era percorsa da mercanti, uomini d’affari e pellegrini che affrontavano il tragitto a cavallo e a piedi, aiutandosi con bestie da soma per trasportare bagagli e mercanzie. Il Giubileo del 1300 fu probabilmente l’ultimo periodo di attività per il tronco Sant’Agata- Osteria Bruciata. Nel 1306 il Comune di Firenze decise di fondare due “terre nuove”, centri abitati adeguatamente fortificati, al di qua e al di là dell’Appennino, per poter difendere meglio il percorso. Per questa ragione sono stati fondati i centri di Scarperia e Firenzuola ed è stato aperto un nuovo itinerario – attraverso il Giogo di Scarperia – più facilmente difendibile.

Ai baluardi di Scarperia e Firenzuola si aggiunse, nella seconda metà del cinquecento, la potente fortezza di San Martino a San Piero a Sieve, posta a guardia del passaggio obbligato sul fiume dove, nel 1372, era stato costruito un grande ponte con la struttura in muratura.

Se il passo dell’Osteria Bruciata aveva servito il traffico fra l’Italia settentrionale e centrale durante il fiorire dei Comuni, quello del Giogo fu di altrettanta importanza nell’età delle Signorie, fino al 1700. Il suo tracciato, tuttavia, era comunque ritenuto molto difficoltoso e quando fu presa la decisione di rendere rotabile la Bologna-Firenze, per le carrozze, si pensò ad un altro tracciato. Gli studi per una transappenninica carrozzabile cominciarono nel 1745 e arrivarono alla conclusione di migliorare la strada esistente da Firenze a Novoli (nei pressi di San Piero a Sieve) e costruire un nuovo tratto attraverso il passo della Futa, completato nel 1752. Anche il passo della Futa seguì, in un certo senso, lo stesso destino di quello del Giogo: ottimo per le carrozze si rivelò troppo difficile per il traffico delle automobili. Così, quando si progettò la nuova autostrada a due carreggiate per collegare Milano e Roma, si utilizzò un percorso differente, ancora più a ovest, facendo ricorso a numerosi viadotti e gallerie per superare i numerosi punti critici e ridurre di qualche centinaio di metri la quota di valico, rendendo più agevole la percorrenza. Oggi, ancora una volta, il tracciato scelto mostra tutti i suoi limiti: le automobili e i camion sono molto numerosi e viaggiano veloci: curve, gallerie, tratti in pendenza rendono disagevole la percorrenza tra Bologna e Firenze e così si sta costruendo una nuova opera, chiamata variante di valico: un secondo tracciato autostradale affiancherà quello attuale, raddoppiando la capacità e migliorando la sicurezza del percorso. Sarà questa l’ultima opera?